FERDINAND OSSENDOWSKI: ALLA RICERCA DI AGARTHI

F.A. Ossendowski

 

La civiltà perduta descritta da Ferdinand Antoni Ossendowski si collega alla tradizione nascosta che risale all’alba dell’uomo. Un viaggio avventuroso si rivela un iter iniziatico che trae la sua radice più profonda nella visione archetipica del regno sotterraneo.

UNA VITA AVVENTUROSA
Ferdinand Antoni Ossendowski nacque a Vitebsk (Polonia) il 27 maggio 1876; dopo aver terminato con profitto i corsi di chimica e fisica alla Sorbona, gli fu offerto di sovrintendere la sezione di chimica all’Esposizione Universale del 1900. I suoi studi di mineralogia lo fecero conoscere all’entourage scientifico europeo come autorità indiscussa del campo; fu perciò incaricato dalle autorità russe di svolgere ricerche nelle miniere d’oro siberiane. Negli anni turbolenti della guerra russo – giapponese svolse ricerche per conto del consiglio superiore della Marina e nella successiva prima guerra mondiale gli furono commissionati studi e prospezioni da parte delle massime autorità statali. Durante la guerra fu inviato in Mongolia, paese di cui apprese la lingua e le tradizioni locali ma nel 1917, in piena rivoluzione bolscevica fu chiamato a insegnare nella città di Omsk dall’ammiraglio Alexandr Vasil'evich Kolchak, (il vecchio comandante della flotta russa sul Mar Nero). Kolchak aveva ai suoi ordini un esercito controrivoluzionario che gli permise di creare un piccolo governo autonomo e inviso al governo centrale di Mosca, esteso dagli Urali alla Siberia. Ossendowski lavorò per il ministero del governo Kolchak fino al 1920, quando fu costretto dalle truppe regolari russe ad una fuga precipitosa e rocambolesca che lo portò in Siberia, Tibet, Mongolia e Manciuria. Nel giugno del 1921 riuscì finalmente a raggiungere Pechino e da qui la Polonia. Appena giunto nella terra natia cominciò a riordinare i suoi appunti di viaggio che formarono il nucleo di Bestie, Uomini, Dei, un eccezionale reportage sulle culture asiatiche con cui era venuto in contatto. Continuò ad insegnare in Polonia e viaggiò ancora in Africa e altri paesi mentre le sue opere acquisivano fama europea e venivano tradotte in più lingue. Morì a Zolwin nel 1945, mentre la Polonia si scrollava di dosso il terribile fardello nazista per scivolare sotto il controllo del governo di Mosca.

BESTIE, UOMINI, DEI 1
L’opera a cui Ossendowski deve la sua fama è Bestie, Uomini, Dei, un resoconto dei suoi viaggi in Mongolia che appassiona per la genuinità dei sentimenti, le descrizioni geografiche di indubbia efficacia e per gli incontri che destano intense emozioni. Ma ancora più interessante è la descrizione del Regno sotterraneo di Agarthi: nel corso delle sue peregrinazioni nel deserto di Gobi, l’autore apprende da Lama e capi tribù locali dell’esistenza di un misterioso Regno sotterraneo venendo così in contatto con una tradizione antichissima presente in varie culture sparse ai quattro angoli del globo 2 che il grande storico delle religioni René Guenon ha il merito di evidenziare nella sua opera Il Re del Mondo. 3 Il libro fu aspramente criticato dal grande esploratore Sven Hedin, che cercò a sua volta il Regno sotterraneo senza trovare alcunché. 4 Molti hanno pensato ad un romanzo fantasioso, tuttavia il mistero rimane, poiché molti dei personaggi che incontra sono realmente vissuti e descritti con realismo assoluto, risultando credibili; inoltre le caratteristiche fisiche e orografiche dei territori, dipinti con sapiente tocco letterario, corrispondono perfettamente alle lande dell’Asia toccate dall’autore, e non c’è da meravigliarsene vista la sua personalità di viaggiatore instancabile.

IL RE DEL MONDO
5 In uno dei suoi viaggi, Ossendowski viene fermato dalla sua guida mongola che gli fa notare come quel luogo, in cui ogni cosa sembra fermarsi, gli animali cessano ogni attività e i venti si placano misteriosamente, è l’entrata all’Agarthi, un luogo presente nell’ambiente fisico e allo stesso tempo spirituale, una sorta di terra cava sede di un governo super partes che guida occultamente i destini dell’uomo.

Rappresentazione del concetto di Terra Cava che affascinò anche Hitler. Le entrate sono ai poli.

Un altra immagine della teoria detta Terra Cava (Hollow Earth)

 

Nel seguito del libro, Ossendowski descrive le tradizioni intorno a questo regno occulto, che gli vengono fornite in più occasioni da Lama, bibliotecari al servizio di uomini di grande saggezza e dotti monaci. Nella pregevole descrizione che ne fa l’autore, Agarthi è il regno del Re del Mondo, un misterioso personaggio chiamato anche il Brahmatma - colui che ha il potere di parlare con Dio. Egli è un essere purissimo dotato di vasti poteri spirituali che regna per un periodo determinato, detto Manvatara, una delle quattordici ere che compongono il Ciclo Cosmico. La sua mente è in costante contatto con i Manu che hanno regnato prima di lui e forma una triade di governo con il Mahatma - colui che conosce il futuro - e al Mahanga - colui che procura le cause affinché gli avvenimenti si verifichino -. Da questa triade dipende una cerchia di dodici iniziati che hanno il compito di seguire e aiutare i destini della Terra. Il Re del Mondo influenza il destino dei popoli terrestri anche materialmente, facendo in modo che il corso della storia segua un piano prestabilito. La sua mente entra in contatto con quella dei re della terra e conoscendone i pensieri, asseconda i loro desideri se sono in armonia con quelli del Brahmatma, altrimenti fa fallire i loro piani politici. La prima impressione di Ossendowski riguardo a queste leggende è, secondo le sue parole, ipnosi, o visioni eppure rimane per mesi in lamasserie e biblioteche lamaiste alla ricerca della spiegazione.

Nel suo colloquio con un saggio bibliotecario di Urga, Ossendowski apprende che il Re del mondo si sarebbe manifestato a diverse persone, come pure molti avrebbero visitato l’Agarthi, mantenendo però il segreto sulla loro esperienza. Il Re del Mondo si manifesta raramente all’esterno: Ossendowski afferma che le sue ultime apparizioni pubbliche avrebbero avuto luogo nel monastero di Narabanchi nel 1890, nel 1923 in Thailandia e nel 1937 a Delhi. La sua manifestazione finale sarà nel futuro, quando dovrà guidare i suoi seguaci contro gli uomini più malvagi che l’umanità abbia mai partorito. E’ evidente il forte intento apocalittico ed escatologico della tradizione agarthiana: un regno occulto di superiore spiritualità che vive parallelamente a quello umano, con lo scopo di guidarne i destini sino alla battaglia finale: un rinnovamento dell’Era attuale per l’instaurazione di una nuova Era, migliore della precedente. Molto forti i richiami escatologici alla Età d’oro, la nuova era di benessere e felicità presente in molte tradizioni religiose.

 

UN POPOLO ELETTO
Il popolo che abita il Regno subterraneo è formato dagli eletti, i discendenti di una genia di grande spiritualità ritiratisi sotto la superficie della terra per adempiere al loro compito occulto. Essi beneficiano di una luce miracolosa, in grado di generare biologicamente e spiritualmente il loro essere e quindi godono di vita eterna. All’interno della loro sede gli eletti sfogliano i testi di una enorme biblioteca, una sorta di preciso diario cronologico delle ere preumane.  Il racconto di Agarthi è molto simile alle dottrine blavatskiane e ne ricalca le linee essenziali. (vedi oltre)

GUENON E OSSENDOWSKI
Nel saggio Il Re del Mondo il grande storico delle religioni René Guenon esordisce nel primo capitolo con la notizia che prima del libro di Ossendowski, Saint-Yves d’Alveydre aveva già scritto Mission de l’Inde (1910) in cui descriveva il centro iniziatico di Agartha. 5

 

 
Louis Jacolliot

Di questa città mitica aveva parlato in precedenza anche Louis Jacolliot, cui Guenon non dà alcuna fiducia, considerandolo studioso di scarsa affidabilità e accusandolo di aver manipolato fantasiosamente le leggende indiane relative alla città mitica. Guenon si pronuncia anche sull’accusa di plagio che circondava Bestie uomini, Dei, in quanto moltissimi particolari collimavano perfettamente con le descrizioni di Saint-Yves d’Alveydre; secondo Guenon, (ma anche per Julius Evola) non ci sono possibilità di plagio perché Ossendowski non conosceva l’opera dell’Alveydre e comunque le tradizioni sull’Agarthi sono comuni in tutto l’Oriente. Ad ogni modo Guenon evidenzia una serie di tradizioni comuni che si rifanno al mondo sotterraneo, frequenti in Mongolia e in tutta l’Asia centrale e che permeano anche il sottofondo religioso di molte culture mediterranee, specialmente greche, latine ed ebree. Alcuni particolari di queste leggende sono patrimonio archetipico dell’umanità che si ritrovano in forme differenti nelle più disparate culture: per esempio il regno sotterraneo come centro occulto o omphalos, il segno swastika (simbolo di Agarthi), la cerchia di dodici iniziati paragonati da Guenon ai 12 cavalieri di Artù, ai 12 segni zodiacali e ai dodici Dei dell’Olimpo greco 6 , la misteriosa luce di Agarthi, che trova il suo parallelo nella misteriosa luce Shekinah che si trovava tra i due cherubini sull’Arca del Patto degli ebrei, e così via.  

VERITA’ O LEGGENDA ?
Ossendowski raggiunse realmente il deserto del Gobi ?
E’ certamente così; possiamo esprimerci positivamente perché l’esploratore polacco fu effettivamente costretto dagli eventi ad attraversare territori vasti come Siberia, Manciuria, Tibet e Mongolia, le fotografie, i disegni e i testi redatti corrispondono perfettamente.

Ossendowski trovò davvero l’entrata di Agarthi ?
Ecco il parere di René Guenon:
A tale domanda, risponderemo semplicemente che per noi,i fatti geografici e quelli storici hanno, come tutti gli altri, un valore simbolico che del resto non toglie nulla della loro realtà propria in quanto fatti, e anzi, conferisce loro, oltre a questa realtà immediata, un significato superiore. 7
Anche Julius Evola in un articolo apparso sul quotidiano Roma espresse parere analogo, dopo aver tracciato tradizioni millenarie che si rifanno al racconto di Ossendowski: “(..) il modo piuttosto primitivo con cui Ossendowsky riferisce ciò che egli ebbe ad udire, innestandolo nel racconto delle sue peregrinazioni, fa pensare che non si tratta di una sua escogitazione. 8 In altre parole, leggendo il libro colpisce l’estremo realismo delle descrizioni dei paesaggi che corrispondono perfettamente alle caratteristiche orografiche; inoltre i personaggi che incontra e la cronaca degli avvenimenti politici sono veritieri, lo scenario principale e quello che caratterizza lo sfondo del racconto sono reali. Anche la lucidità e l’immediatezza dello stile fanno pensare ad immagini genuine e quindi sembrano non esserci dubbi sul fatto che Ossendowski abbia realmente visitato le zone che descrive.
Tuttavia, né il grande esploratore Sven Hedin né le missioni di scienziati SS nazisti, eccezionalmente preparati ed equipaggiati, trovarono l’entrata ad Agarthi. La bellissima favola del Regno sotterraneo rimane una affascinante tradizione.

Sven Hedin nel luglio 1901. Tratta dal volume Central Asia and Tibet, Vol. II, p. 311

 

DOV’E’ AGARTHI ?
E’ probabile quindi che con il racconto del Regno sotterraneo l’autore volesse offrire una visione alternativa, una sorta di storia fantastica che indicasse una via superiore ad un mondo appena uscito dalla prima guerra mondiale ma ancora in preda a sconvolgimenti politici. Il suo racconto, che attinge, lo ricordiamo, direttamente dalle tradizioni religiose mongole e asiatiche in genere, andrebbe perciò visto sotto questa luce: un iter iniziatico che dà conforto all’uomo con la sicurezza di esseri superiori che vegliano su di lui e dirigono i suoi destini. La porta del Regno sotterraneo si apre ad una lettura più squisitamente allegorica, in cui il vero significato mistico non collima con un effettiva residenza terrestre. In effetti, senza voler forzare troppo la narrazione, le avventure vissute dall’autore, i suoi frequenti viaggi colmi di pericoli e ansietà di ogni genere e il ritrovamento di una via che presuppone l’abbandono temporaneo della strada terrena per inoltrarsi in una all’interno della Terra - e quindi una sorta di itinerario iniziatico 9 - si possono assimilare ad una tecnica narrativa che metaforicamente eleva il senso vitale dell’uomo grazie al suo incontro con esseri spirituali in grado di donare speranza ad una umanità squassata da continui conflitti e sconvolgimenti.  
La collocazione subterranea del Re del Mondo andrebbe quindi inserita in questo contesto,  un punto di vista in cui la natura nascosta del locus indica una dimensione inaccessibile e riferita ad una sfera superiore. Anche perché in tanti hanno cercato l’entrata ad Agarthi, ma solo Ossendowski, egli stesso membro di una cerchia di tipo iniziatico di cui però conosciamo pochissimo, asserisce di averla trovata. E’ degno di nota il fatto che nel racconto  l’esploratore polacco non viene guidato all’interno di Agarthi, come accade, in un opera ben più famosa, a Dante con Virgilio. Il viaggio fa tappa per pochi istanti nei pressi dell’entrata al regno sotterraneo per poi ripartire. Nemmeno a Ossendowski è stato concesso di entrarvi; l’occasione perduta diviene motivo di riflessione per Ossendowski per vari anni, fino alla sua morte, nel 1945.

ALLA RICERCA DI AGARTHI E SHAMBALlAH
Teosofia, nazismo e occultismo alla ricerca del Regno sotterraneo

Helena P. Blavatsky

 

La versione moderna della tradizione del Regno del Re del Mondo, deve molto a Helena P. Blavatsky (1831 – 1891), fondatrice della Teosofia. Ne suo La Dottrina Segreta  (1888) sostiene di aver ricevuto, in stato di trance, una visione di un testo perduto in un monastero himalaiano. In esso descrive la storia ciclica di una antichissima civiltà che rappresenta l’alba della civiltà umana, formata da razze che si sarebbero susseguite in fasi di ascensione spirituale e successiva decadenza. La razza terminale si sarebbe nascosta nel deserto di Gobi fondando il regno di Agarthi, con capitale Shamballah. La mitologia moderna del Regno occulto è frutto dunque di una visione estatica. Sempre nello stesso periodo, di Agarthi scrive pure il console francese a Calcutta, Louis Jacolliot (1837 – 1890) appassionato di esoterismo e collezionista di leggende  popolari misteriose. I suoi testi ricalcano la medesima tradizione, specificando l’origine ariana  della civiltà moderna, da cui i popoli semitici si sarebbero staccati cominciando una parabola spirituale discendente. L’utilizzo della forza magica Vril, permetterebbe comunque un ritorno alla purezza biologica originaria. Saint – Yves d’Alveydre calca il segno con Mission de l’Inde (1910), in cui raccogliendo le tradizioni di un regno occulto, giunge indipendentemente alle medesime conclusioni di Ossendowski.

 

Immagini tratte dalla spedizione SS in Tibet (1938)

La tradizione del Regno Occulto formato dagli ultimi rappresentanti della razza ariana biologicamente pura, entrò nell’ideologia nazista mediante l’apporto dell’Ariosofia, la corrente germanica neopagana i cui rappresentanti di spicco furono Guido von List e Lanz von Liebenfels. Il nazismo ne assimilò i concetti fondamentali e attraverso il gruppo di scienziati SS Ahnenerbe, (eredità degli avi) furono organizzate varie spedizioni  alla ricerca dei varchi congiungersi con  i fratelli ariani, sotto la superficie del deserto di Gobi. La ricerca della razza ariana originaria aveva un significato occulto basilare nell’ideologia di Hitler che era ossessionato sia dagli oggetti di potere (lancia di Longino, Graal, ecc.) che dal regno del Re del Mondo, al punto di commissionare ad Himmler costose spedizioni di ricerca.

1938: un altra immagine della spedizione Schaefer in Tibet sponsorizzata dalle SS naziste.

OPERE
Ossendowsky fu autore prolifico: tra le sue molte opere, tutte tradotte in più lingue,
ricordiamo:
Dalla cima all’abisso (1924)
Sotto le sferzate del Samum (1925)
Bestie, Uomini, Dei (1926)
Il Capitano Bianco (1929)
Lenin (1930)
(le date tra parentesi si riferiscono all’edizione italiana)

 

1) Se desideriamo scaricare gratuitamente via internet il testo in inglese del libro possiamo collegarci al sito: http://www.gutenberg.net/etext/2067 

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2) Numerosissime sono le tradizioni relative a luoghi interiori, reami occulti e regni sotterranei. Solo come esempio si può citare la tradizione di alcune tribù di nativi americani secondo cui la Terra sarebbe abitata da un popolo che attraverso un gigantesco albero sarebbe giunta in superficie. A questa tradizione si sarebbe ispirato Edward Bulwer Lytton, membro della Golden Dawn di Londra, per il suo racconto The Power of the Coming Race, in cui ipotizza un regno sotterraneo di esseri dotati di una forza mistica energetica, il Vril, in grado di emergere in superficie grazie a varchi occulti.  The Power of the Coming Race esercitò non poca influenza nei circoli iniziatici di tutta Europa, contribuendo a enfatizzare il mito del regno nascosto e della forza Vril, legata al campo energetico e spirituale, una concezione comune anche alla Teosofia (Fohat) e all’ariosofia (Elektron), la dottrina bio - razzista pangermanista che fu adottata da Hitler e che guidò direttamente la sua politica nel III Reich. Il Vril, secondo la testimonianza di Willy Ley, scienziato nazista introdotto illegalmente negli USA nel 1946 per lavorare a tecnologie missilistiche che porteranno al progetto Apollo, sarebbe anche una loggia segreta tedesca in cui si tentava il risveglio della potenza energizzante occulta all’interno del corpo umano, chiamata appunto Vril. La sua testimonianza però non ha possibilità di controlli incrociati o sostegno di ulteriori testimonianze e va perciò presa con estrema cautela.

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3) Guenon René, Le Roi du monde, Librairie Gallimard, Paris, 1958; tr. it di Bianca Candian, Il re del mondo, Adelphi, Milano, 1977 (Settima ed. 1991)

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4) Le esplorazioni di Hedin sono descritte nelle sue numerose opere ma specialmente nel reportage in due volumi: *Central Asia and Tibet: Towards the Holy City of Lassa. 2 voll., London, Hurst and Blackett; New York: Charles Scribners Sons, 1903. (Ed. in lingua originale: Im Herzen von Asien: zehntausend Kilometer auf unbekannten Pfaden. 2 v. Leipzig: Brockhaus, 1903). Hedin fu contattato dal comando supremo SS con lo scopo di partecipare ad alcune missioni di studio in tibet alla ricerca di Agarthi.

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5) Mentre Ossendowski utilizza la forma Agarthi, d’Alveydre preferisce Agartha

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6) Alla stessa simbologia cosmica si ispirò Heinrich Himmler per la ricostruzione del misterioso castello di Wewelsburg, sede cultuale delle sue SS. Dallo stesso castello furono ideate le missioni scientifiche SS degli anni ’30 nel deserto di Gobi: uno degli scopi principali era proprio trovare l’accesso al regno di Agarthi.

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7) Guenon René, op. cit. p.110

8) L’articolo ha come titolo: Il barone sanguinario, apparso sul quotidiano Roma il 9 febbraio 1973.  

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9) Il viaggio ricorda metaforicamente il motto alchemico VITRIOL, Visita Interiora Tellus Rectificando Invenies Obcultam Lapidem, in cui si invita l’uomo ad un simbolico itinerario iniziatico all’interno della Terra alla ricerca della pietra nascosta, il premio di una superiore verità.

 

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