E’ generalmente assodato che ogni popolo che ha avuto la possibilità di esprimere la propria cultura e conoscenze in maniera vasta e diffusa ha concepito sé stesso come axis mundi, in cui un omphalos o ombelico del mondo, un tempio o luogo sacro, permette il legame rituale annuale con la Madre Terra e il Cielo.
La conseguenza diretta di questa autoesaltazione di sé come centro della civiltà si manifesta nella sicurezza di essere il popolo eletto per eccellenza, benedetto dagli dei, in cui ogni scelta politica o bellica, viene ad essere riconosciuta giusta in quanto volontà del dio che si incarna nel re.
Il rito di intronizzazione aveva la necessità, nelle culture arcaiche, di associare una potenza religiosa a quella politica, dando così la sicurezza al popolo e al sovrano stesso di una approvazione divina.
Evidente dimostrazione di ciò si ha nell’assimilazione della figura di re-sacerdote nelle culture mesopotamiche tra il 3500 e il 1500 a.C., nella ritualizzazione scandita da feste religiose dei faraoni egiziani, mentre Greci e Romani abbisognano continuamente di cerimonie di propiziazione religiosa, quando lo stesso imperatore non diviene pontifex prima e divus in seguito.
In Cina l’imperatore segue il rituale confuciano in cui l’organizzazione celeste deve riflettersi nel suo modello terreno ottenendo il benestare degli dei.
La medesima matrice di comportamento si rivela nella canonizzazione, da parte della chiesa, dei re barbari successi alla caduta di Roma da cui scaturirono le potenze mondiali d’Inghilterra, Spagna, Francia e Olanda.
Lo stesso Carlo Magno, re dei Franchi, viene incoronato in una cattedrale, comportamento rituale che permane fino ai giorni nostri, da Napoleone Bonaparte ad ogni regnante europeo e, con le dovute differenze teologiche, asiatico; basti ricordare l’incoronazione della regina d’Inghilterra, la divinizzazione dell’imperatore Hiro Hito, discendente diretto della dea Amaterasu in Giappone, la presenza rituale del testo sacro come garanzia di giuramento sacro e vincolante nei processi occidentali, e così via.
Tutte queste forme di intromissione religiosa nelle attività politiche decidono a favore della necessità dell’homo religiosus di provare la nobiltà delle sue origini, o meglio, la divinità degli avi.
In Germania, l’idealizzazione della razza pura, quella ariana, rivela un atteggiamento simile, come scrive Mircea Eliade:
“La passione per l’origine nobile spiega ugualmente il mito razzista dell’arianesimo, periodicamente rivalorizzato in Occidente, soprattutto in Germania. (…) Ciò che ci interessa qui è che l’ariano rappresentava sia l’antenato primordiale che l’eroe nobile, carico di tutte le virtù che ossessionavano ancora quelli che non riuscivano a conciliarsi con l’ideale delle società sorte dalle rivoluzioni del 1789 e del 1848. L’ariano era il modello esemplare da imitare per ricuperare la purezza razziale, la forza fisica, la nobiltà la morale eroica degli inizi gloriosi e creatori.” 1
Curiosamente, l’apporto fondamentale alle idee razziali ariane dipendono da due personaggi nessuno dei due tedesco: Joseph Arthur de Gobineau e Houston Steward Chamberlain.
Joseph Arthur de Gobineau scrive la sua opera principale, Essai sur l’inégalité des races humaines in quattro ponderosi volumi, a Parigi tra il 1853 e il 1855, dedicandola al re di Hannover, fatto che esemplifica chiaramente la volontà di esaltazione teutonica dell’autore.
La suddivisione generica razziale operata dal francese, riconosce principalmente tre grandi famiglie: le razze bianca, gialla e nera, dando enfasi alla superiorità netta di quella bianca.
Secondo Gobineau, il problema razziale domina ogni altro problema storico, poiché è la disuguaglianza delle razze che spiega il meccanismo regolatore del destino dei popoli; è quindi necessario orientare le riflessioni sulla storia dell’uomo secondo la sua personale teoria che ammette come prima razza nata sulla Terra quella bianca, originaria dell’Asia centrale, posizione che ritroveremo in Rosenberg, Himmler e gli altri membri dell’élite nazista come influsso mediato della Teosofia.
Le popolazioni celto-germaniche che sconvolsero l’Europa e l’impero romano furono veri apportatori di civiltà, distruggendo una potenza, quella romana, ridottasi ormai a “bastardi degeneri, mentre quelle erano genti ariane pressoché pure”. 2
La mescolanza dei popoli di pelle bianca con le stirpi inferiori porta come conseguenza un isterilimento del vigore di razza e di conseguenza delle energie apportatrici di civiltà e potenza guerriera, ecco spiegata la situazione caotica dell’Europa della prima parte del XIX sec. e diviene necessario purificare di nuovo la razza bianca, ariana, dalle commistioni con quelle inferiori, poiché tutto il male della storia deriva da questa causa.
Gobineau riconosce la presenza di ariani quasi puri entro una regione limitata a nord ovest dalla Senna e a Est dalla Svizzera, mentre Inglesi e Irlandesi, Tedeschi e Scandinavi rappresenterebbero il meglio della purezza di razza presente nel mondo.
Interessante è la pretesa scientificità dell’autore francese; egli accenna a “prove storiche”, a risultati scientifici che proverebbero la nuova teoria delle razze basata sulla suddivisione in superiore e inferiori, anzi giunge a favoleggiare su termini pseudoscientifici per provare la sua personale ideologia.
L’apoditticità pseudoscientifica e intuizionistica di Gobineau viene raccolta da Rosenberg e dai nazisti in genere quando invocano la superiorità ariana sugli ebrei e viene mescolata alla successiva rielaborazione di Chamberlain, alla Teosofia e alle teorie dei fisici ariani alla disperata ricerca di prove a sostegno della teoria.
L’oscuro misticismo storico di Gobineau, cioè la pretesa conoscenza esatta del destino dei popoli, della loro origine e della loro fine porta Gobineau ad ammettere solo una storia, quella della razza bianca che avrebbe dato origine a tutte le civiltà degne di nota; il cambiamento da un’età ad un'altra deriverebbe solo da un cambiamento, o mescolamento di razze. 3
Nonostante la semplicità delle dissertazioni dell’autore francese, la mancanza di ogni sostegno probante e la distruzione da lui operata sulla scienza vera e propria, “le idee di Gobineau si diffusero presto anche in Germania. Wagner, che s’incontrò col francese nel 1876 negli ultimi anni della sua vita (Gobineau morì nel 1882) le accolse con grande entusiasmo e ben presto delle Società Gobineau sorsero in tutta la Germania.” 4
Ma non sarebbe bastata l’effusione emotiva del Romanticismo a garantire la diffusione delle idee razziste, gli intelletti più all’avanguardia d’Europa sentivano l’esigenza di un sistema coerente, che rivestisse col crisma della scienza l’ideologia introdotta da Gobineau il quale riconosceva una certa nobiltà storica ai membri della razza ariana senza riuscire a dare spiegazioni più precise. L’apporto fondamentale venne dalla teoria darwiniana che sin dalle sue prime apparizioni sui banchi delle università stimolò notevolmente ogni sorta di ricerca scientifica favorendo le teorie marxiste ed eliminando, sia pure temporaneamente, l’esigenza di un dio nella creazione e in gran parte delle aule universitarie. La teoria del darwinismo sociale si sviluppa a partire da quella della evoluzione della specie ma si spinge a vedere le razze come nuclei di superiore o minore evoluzione sul piano sociale e spirituale. La biologia, grazie alle opere di Gumplowicz e Ratzenhofer nei paesi di lingua tedesca, risale la china dell’arido argine di scienza della vita in cui era confinata per giungere ad essere l’agente realizzatore di una nuova teoria sociale basata sul darwinismo: la sopravvivenza non solo dell’individuo più forte ma anche e soprattutto della razza più forte e meglio dotata intellettualmente.
Chi è più forte dunque ha il diritto naturale di conquistare e sottomettere perché non fa altro che compiere il suo ruolo nel sistema vitale, cioè apportare civiltà distruggendo le razze inferiori.
Il contributo di Woltmann, come studioso e profeta, se è permessa l’antitesi, del darwinismo sociale risiede nella piena giustificazione data da uno scienziato all’imperialismo razzistico più reazionario; egli giustifica in pieno il colonialismo, asserendo che sarebbe impossibile voler rendere i negri e gli indiani capaci di una vera civiltà e quindi è necessario che la razza dei padroni, cioè quella nordica, apporti naturalmente la civiltà naturale.
Poco importa se migliaia o molti più dovranno morire, la razza superiore ha il diritto di conquistare, poiché secondo i darwinisti sociali non esiste evoluzione unitaria dell’umanità ma solo delle razze, da qui l’importanza della biologia che può fornire gli strumenti scientifici per un allevamento purificatore della razza tramite incroci selezionati.
E’ facile osservare come siamo pericolosamente vicini alla devastante presa di posizione del nazionalsocialismo riguardo alle razze inferiori che porterà all’olocausto.
Tuttavia il fenomeno nazional-razziale, o volkisch, avrà bisogno delle teorie di Houston Steward Chamberlain per crescere e diffondersi non solo in Germania ma anche in Inghilterra, considerata nazione ariana anche da Hitler che per lungo tempo desiderò unirsi ad essa piuttosto che combatterla, vista l’affinità di razza.
Houston Steward Chamberlain (1855-1927) una curiosa figura di studioso, mistico della razza e devoto di Wagner al punto di venerarne la moglie, e sposarne la figlia, entrò nel 1923 in rapporti con Hitler, aiutandolo ed incoraggiandolo nei suoi primi passi in politica.5
Figlio di un ammiraglio inglese, Chamberlain aveva dovuto allontanarsi dal suolo natio a causa della salute malferma che lo perseguitò per tutta la vita oltre a soffrire di disturbi nervosi di notevole entità; dopo lunghe peregrinazioni e soggiorni di studio in Francia e Svizzera, ( si era dedicato con grande profitto a studi di filosofia, storia naturale, fisica , chimica e medicina, specialmente fitopatologia in cui avrebbe potuto divenire un esperto) elesse la Germania a sua patria adottiva finendo per chiederne la cittadinanza.
Nel 1882 entrò in contatto con Richard Wagner che divenne il “sole della sua vita” e gli aprì la porta alla mistica del circolo di Bayreuth; nel 1889 si spostò a Vienna, dove sviluppò le sue personali teorie per circa dieci anni.
Nel 1905, in seguito alla separazione dalla moglie Anna Horst, sessantenne e più malata di lui fisicamente e psicologicamente, ebbe terribili crisi nervose che lo portarono sull’orlo della pazzia; riuscì a ritrovare una certa lucidità mentale solo grazie al successivo matrimonio con Eva Wagner (1908), figlia del celebre compositore, e al cambiamento d’aria in quanto si stabilì a Wahnfried, dove strinse rapporti di pura venerazione con la suocera, Cosima Wagner, vero fulcro culturale del circolo di Bayreuth.
La compartecipazione di follia e lucidità, stati di possessione mistica e applicazione scientifica alle dottrine razziali, rende la figura di H.S.Chamberlain una delle più curiose e interessanti; tra le caratteristiche più importanti di tutti i ”mistici”, dovremmo forse considerarli così, volkisch è proprio la realizzazione di filosofie irrazionaliste di origine emotiva, suscitate cioè da visioni di ordine superiore, e nel caso di Chamberlain, istigate a suo dire da entità demoniche. 6
Effettivamente, l’ipersensibilità e le nevrosi ossessive di cui soffriva, gli permettevano una scarsa capacità di controllo e questo anche per quanto riguarda la composizione delle sue opere; è degno di nota un aneddoto riportato dallo storico William Shirer:
“ Chamberlain era convinto di essere ispirato dai demoni a cercare incessantemente nuovi campi di studio e a sviluppare la sua prodigiosa attività di scrittore. Successive ispirazioni lo fecero passare dalla biologia alla botanica e alle belle arti poi alla musica, alla biologia, alla filosofia e alla storia. Una volta, nel 1896, di ritorno dall’Italia, il richiamo di un demone fu così dispotico che egli dovette fermarsi a Gardone, si rinchiuse in una stanza d’albergo per otto giorni, abbandonò alcune opere musicali da lui iniziate e si dette febbrilmente a scrivere una trattazione biologica, finché scoprì il motivo che doveva dominare tutta la sua opera successiva: il rapporto tra razza e storia. (…) Nonostante sostenesse di essere spinto dai demoni, sta di fatto che i suoi libri (su Wagner, Goethe, Kant, il cristianesimo e la razza) furono scritti durante terribili attacchi di febbre, in uno stato di vera trance, di autointossicazione, a tal segno che (…) spesso stentava a riconoscere come sue le proprie opere, tanto esse trascendevano i suoi propositi.” 7
Il fatto che i suoi scritti esercitarono un’influenza enorme nella Germania di Guglielmo II, sulle masse e su Hitler stesso che, dopo averlo incontrato nel 1923 a Bayreuth si recò in pellegrinaggio al suo letto di morte, ci impone di considerare e tenere sempre presente l’elemento psicologico e in particolare la visione dell’archetipo tedesco di C.G.Jung delineata nel Cap I.I a cui si rimanda.
L’opera che gli diede fama e onori e che favorì molte tra le aberrazioni naziste fu Die Grundlagen des neunzehnten Jahrunderts (Le Basi del diciannovesimo Secolo) scritta anch’essa in stato di possessione mistica nel 1897-98 a Vienna e pubblicata l’anno dopo.
Si può definire il testo delle Basi una metafisica della storia scritta con stile raffinato e prolisso in cui, servendosi di varie e documentate testimonianze scientifiche, si prova che Gesù non è ebreo ma, come Davide, discende da puro ceppo ariano 8 , che ai tedeschi va attribuito ogni merito riguardo alla civiltà attuale e che ogni corso della storia porta alla naturale conseguenza del dominio assoluto dei germani sul mondo come salvezza dal caos.
Chamberlain riconosceva il merito del razionalismo e della scienza, essendo egli stesso studioso e scienziato, tuttavia riconosceva d’altra parte una ineguagliabile spiritualità all’interno dell’anima tedesca, una mistica che guidava istintivamente i teutoni dagli albori della civiltà.
L’ascolto diretto di questa voce dell’anima, unito alle potenzialità della ricerca scientifica, avrebbe potuto ridare alla Germania il primato politico e ancor più importante, quello razziale; ecco quindi che il misticismo ha la meglio sulla scienza, poiché essa deve essere soggiogata alla necessità biologica tedesca e allo sterminio delle razze inferiori, in primo luogo quella ebrea, poi le altre.
Come non riconoscere in queste parole le loro applicazioni dirette nel III Reich con le tecnologie mirate allo sforzo bellico e soprattutto gli appalti vinti dalle ditte tedesche più all’avanguardia nella tecnologia dello sterminio con il gas Cyclon B, nelle sterilizzazioni con raggi X e con altre tecniche mediche? 9
La scienza di cui parla Chamberlain non è una scienza esatta, totalmente empirica, poiché essa stessa è soggetta al misticismo volkisch e tende a piegarsi per accogliere e giustificare ogni sua tesi, anche se l’autore fa grande sfoggio di erudizione nelle sue dimostrazioni.
Per esempio, nel suo tentativo di dimostrare come il cristianesimo fosse un’invenzione germanica, fornisce dotte dimostrazioni dell’arianicità di Gesù secondo le quali la Galilea sarebbe stata abitata da tribù pagane, non giudee, oppure, per dimostrare che la razza ariana era quella superiore asseriva che “Alla fine del XIX secolo non v’era studioso che potesse ignorare il fatto che le misure craniche e l’aspetto esteriore del cervello esercitavano un’influenza di carattere decisivo sui concetti estetici racchiusivi; dopo tutto, tale la sua analogia, non era forse un edificio caratterizzato dai materiali usati per la sua costruzione e che condizionavano la forma esterna, esprimendo in pari tempo le idee inerenti alla progettazione ?” 10
In queste affermazioni, Chamberlain si nutriva delle teorie di Franz Joseph Gall (1758-1828), medico tedesco e fondatore della frenologia, scienza che si proponeva una lettura del carattere e delle capacità dell’individuo attraverso l’esame delle forme e delle misure esterne del cranio. 11 La neonata scienza si prestava molto bene alle indagini razziali di Chamberlain che grazie ad essa trovava corrispondenze di grande spiritualità e civiltà nei popoli con caratteristiche craniche ariane mentre deplorava le razze semitiche che con i loro nasi “da ebreo” e le loro forme irregolari non potevano essere altro che segno di scarsa capacità creativa e parassiti sociali.
La frenologia fu quindi diffusa dalle teorie dell’inglese e fu di gran moda tra gli accademici del primo decennio del XX sec. divenendo uno dei soggetti favoriti di ricerca; si inventò persino una macchina misuratrice del viso chiamata plastometro allo scopo di convalidare l’asserzione chamberlainiana secondo cui è possibile attraverso la fisionomia di un individuo giungere alla lettura del suo essere interiore. 12
La teoria delle razze di Chamberlain mirava, grazie al supporto frenologico, a riconoscere la vera stirpe germanica, che assume caratteristiche divine, mentre designava la razza semitica come avente aspetti diabolici; la guerra tra razze diviene quindi un problema di lotta tra forze della luce e forze delle tenebre, una guerra escatologica, e più volte l’autore delle Basi del XIX secolo ritorna su quella che chiama la minaccia giudaica, una sorta di cospirazione mondiale del popolo ebreo per la conquista del potere mondiale, il cui eco amplificato sarà propagato da I Protocolli dei Savi di Sion, un testo in gran parte falso utilizzato dai nazisti come prova definitiva per le accuse contro gli ebrei. 13
L’ebreo non è uno sciocco parassita, è una vera e propria minaccia per la Germania che progetta un colpo di stato e la razza germanica deve impegnarsi in una guerra totale per estirpare ogni traccia di sangue ebreo sul suo suolo.
Chamberlain si pone quindi come continuatore di Paul de Lagarde; l’intuizionismo del primo diviene accettazione tecnologica del secondo, dove la scienza serve ad adempiere i piani teutonici per la realizzazione del privilegio di razza.
Secondo Chamberlain, la linea della vera religione aria parte dall’India antica e prosegue fino a Gesù di Nazareth, un ariano, per proseguire in Kant e nell’attuale risveglio germanico della fine del XX sec.; le distanze tra questi punti fermi della storia sono coperte dalle lotte delle razze, anzi dalla lotta dell’unica razza superiore, i Germani contro le forze tenebrose delle razze inferiori. E’ logica l’approvazione che a questo punto Chamberlain dà all’imperialismo: essendo la razza teutonica l’unica apportatrice di civiltà, spetta ad essa conquistare il mondo intero allo scopo di terminare il caos etnico e quindi portare una nuova era. La superiorità del pensiero indiano risiede nel fatto che è alogico, cioè non dettato dalla logica che serve solo quando è necessario; esso è interamente aristocratico, poiché riconosce solo agli eletti, facenti parte di una pura casta razziale, la conoscenza e la possibilità di educazione ad essa. Al contrario, giudaismo e islamismo conoscono una democrazia dell’uguaglianza assoluta che si oppone alla concezione elitaria iniziatica e quindi rivela una minor dignità razziale e di casta; ancora una volta troviamo non una storia dell’umanità ma una storia delle razze. La particolare concezione della storia dell’uomo è ben riassunta da Gyorgy Lukàcs : “Il concetto più importante di Chamberlain nella determinazione delle forze avverse alla dominazione dei popoli ariani è quello del caos etnico che si sarebbe determinato in conseguenza dell’Impero Romano. Si sarebbe determinata allora la generale confusione delle razze e con essa il pericolo di una rovina della civiltà. I popoli germanici sarebbero diventati i salvatori. Tutto ciò che vi è di grande e di buono, tutto ciò che rappresenta una grande civiltà, non importa che si sia manifestato in Italia o in Spagna, è opera dei discendenti dei conquistatori germanici. Tutto ciò che vi è di pericoloso, di cattivo, di incivile, appare in questa lotta come il prodotto del giudaismo e del caos etnico, la cui sintesi e la cui custode sul piano ideologico è, secondo Chamberlain, la Chiesa romano-cattolica. In tal modo, tutta la storia, a partire dalla decadenza dell’Impero romano, è la lotta dei portatori germanici della luce contro le potenze delle tenebre, contro Gerusalemme e contro Roma.” 14
Chamberlain si fa inoltre portavoce, in qualità di teorico del Volk, della Germania di Tacito, testo che i Romantici tedeschi leggevano con commozione, ripercorrendo le fasi della loro storia e cogliendone particolari relativi alla loro indomita natura guerriera, e alla loro spiritualità naturale.
La Germaniapresentava agli occhi dei tedeschi una idealizzazione relativa dei popoli barbari con un intento per così dire terapeutico indirizzato alla società decadente romana del I sec d. C.
In effetti, Tacito sembra voler mostrare come un popolo ingenuo e primordiale, non ancora corrotto dal lusso e dall’avidità possa essere d’esempio per la civiltà romana, in quanto un ritorno alle caratteristiche di purezza, moralità e disciplina che avevano reso Roma caput mundi sarebbe stato salutare e rinvigorente. 15
Per Chamberlain Tacito era colui che aveva riconosciuto che i Germani non si erano mescolati con altre razze e avevano mantenuto la loro purezza originaria, inoltre dall’immagine sfavorevole che l’autore latino dava degli Ebrei ricavò l’idea di un antichissimo, atavico odio tra le due razze. Gli stessi Romani, dediti all’orgia e al piacere in ogni forma, avevano tradito la disciplina dei loro inizi e i Germani erano giunti al momento giusto per distruggere la loro corruzione, apportando nuova linfa vitale.
L’antica religione wotanica doveva quindi essere ripristinata, in quanto mediazione della sapienza aria, incanalatasi nei secoli fino a Gesù di Nazareth; sarebbe semplice osservare la mancanza di coerenza storica e soprattutto la mancanza di basi nella artificiosa dottrina della sapienza religiosa aria, tuttavia è necessario tenere sempre presente il vuoto ideologico in cui si muove Chamberlain e l’esaltazione romantica del movimento Volkisch che stregherà letteralmente ottanta milioni di tedeschi facendo delle antiche feste wotaniche una sorta di religione nazista di stato I teutoni non agivano da guerrieri per una avidità di potere fine a sé stessa, essi agivano invece seguendo una forza irrazionale e mistica, una vera forza vitale, dettata dalla loro natura più pura; essi ascoltavano dunque la voce del cosmo che agiva attraverso il Volk, la natura della razza, nelle loro azioni. La stessa forza vitale che si stava risvegliando nella Germania del XIX secolo doveva guidare nel cammino escatologico il popolo tedesco, eliminando ogni impurità razziale verso il principio e l’alba divine, un ritorno alla coscienza della natura delle origini. L’importanza della mediazione filosofica e mistica di Chamberlain acquista così un chiaro significato; la crisi della ragione operata dagli idealisti e irrazionalisti veniva ad essere modellata secondo le idee nazional-razziali, la forma chiara e nello stesso tempo mitica del vangelo secondo H.S.Chamberlain diveniva accessibile a tutti e pubblicizzata dovunque, non più ristretta alle aule accademiche. La perdita del razionalismo libera l’irrazionalismo e il flusso emozionale di un intero popolo, che sente come propri gli ideali di quello strano inglese che ha compiuto un miracolo, ha riletto la storia di un popolo a cui sentiva di appartenere per etnia, l’ha sentita dentro di sé e l’ha resa disponibile a tutti. Cristo non era ebreo, ma ariano; la sua dottrina è stata rovinata da S. Paolo e da Agostino da Ippona, e dalla Chiesa, che ne hanno isterilito l’insegnamento con leggi inutili ed oppressive; ora una nuova religione aspetta il popolo tedesco: la sintesi volkisch diviene weltanschauung, una nuova, diversa concezione del mondo, genuinamente tedesca, in cui ogni legame con il cattolicesimo e il giudaismo è caduto. Così si determina con Chamberlain quell’atmosfera spirituale e morale che darà l’avvio al movimento nazionalsocialista; essa lascerà entrare nei cuori di ogni tedesco il messaggio nazional-razziale e farà cadere ogni barriera, ogni ostacolo della coscienza. Chamberlain, aggiungendo qualche tassello alle teorie di Langbehn e Lagarde, diviene dunque il profeta del Germanesimo, la nuova, o vecchissima, religione del volk tedesco.
Quali furono i risultati delle teorie razziali ? Dal darwinismo sociale si assimilò l’idea di una lotta necessaria e giustificata del più forte per la sua sopravvivenza sterminando il più debole, Gobineau, Langbehn, Lagarde, Chamberlain e i loro emuli sostennero la necessità di ripristinare una religione germanica, mediandola con una sorta di cristianesimo “purgato” dagli effetti degenerativi degli insegnamenti paolini , agostiniani ed ecclesiastici in genere, il Wotanismo si stava manifestando a tutti i livelli, con la celebrazione delle feste del solstizio e delle ricerche runiche di von List e Lanz, mentre la Teosofia estendeva la sua spiegazione delle origini ai circoli intellettuali, fornendo una spiegazione irrazionale ma allettante ed evocativa del male del mondo. L’ideale nordico di bellezza divenne lo standard per la cultura tedesca rivalutando la ginnastica, la potenza fisica e le associazioni di ginnasti che propugnavano una ginnastica mistica.
1) Eliade, Mircea, Myth and reality, Harper and Row, New York and Evanston; tr. it. di Giovanni Cantoni, Mito e realtà, Roma, Edizioni Borla, p. 217,218
2) Shirer, William, The Rise and Fall of the Third Reich: a history of nazi Germany ; tr. it. di Gustavo Glaester Storia del Terzo Reich, Torino, Einaudi, 1963, p.115
5) David, Claude, Hitler et le nazisme, 1993 Presses Universitaires de France; tr. it di Achille Lucarini Hitler e il Nazismo, Roma, Newton Compton, 1994, p. 44
6) La stessa ispirazione non razionale ma allucinatoria, generata da visioni, o meglio da illuminazioni interiori guidate da una non ben identificata Provvidenza, saranno all’origine della condotta poco ortodossa di Hitler nella II Guerra Mondiale. Giorgio Galli scrive: “ Le decisioni di Hitler e di una parte ragguardevole del vertice nazista erano ispirate (…) a una dottrina segreta basata sulla convinzione che i suoi cultori potessero padroneggiare doti e forze particolari (…) “ Galli, Giorgio, Hitler e il nazismo magico, Milano, Rizzoli, 1989, p.149
7) Shirer, William, The Rise and Fall of the Third Reich: a history of nazi Germany ; tr. it. di Gustavo Glaester Storia del Terzo Reich, Torino, Einaudi, 1963, p.117
8) La medesima affermazione viene fatta da Hitler in Picker, Henry, Hitlers Tischgesprache; tr. it. di Emmerico Guiscardi Conversazioni di Hitler a tavola, Milano, Longanesi, p. 234, come pure fu più volte riportata da H. Himmler, il creatore delle SS, in occasioni di discorsi o lettere in risposta a giovani tedeschi confusi in fatto di religione - Ndr
9) Hoss, Rudolf, Kommandant in Auschwitz, Deutsche Verlag-Anstalt, Stuttgart, 1958; tr. it. di Giuseppina Panzieri Saija Comandante ad Auschwitz, Torino, Einaudi, 1960, p. 129
10) Mosse G.L., The Crisis of German Ideology, Grosset & Dunlap, New York, 1968; tr. it. di Francesco Saba-Sardi Le origini culturali del III Reich, Milano, Mondadori, 1968, p. 140
11) Cavendish, Richard, A History of Magic, 1977; tr. it. di Davide Dèttore Storia della magia, Milano, Armenia Editore, 1980. I Ed Mondadori Oscar Arcana settembre 1985, p. 176
13) Baigent, Michael – Leigh, Richard – Lincoln,Henry, The Holy Blood and the Holy Grail, 1982, Jonathan Cape, London; tr. it. di Roberta Rambelli, Il santo Graal, Milano, Mondadori, 1987 , pp. 199-204
14) Lukacs, Gyorgy, Die Zerstorung der Vernunft, Aufbau-Verlag, Berlin; tr. it La distruzione della ragione, Torino, Einaudi, 1959 (Terza ed.), p. 721