L’universo mitologico nazionalsocialista è popolato da simboli e segni di derivazione antico – germanica che si manifestano a livello di massa in simboli di aggregazione archetipici; Hitler, Himmler e il ministro della propaganda Goebbels utilizzano processi sincronici, basati essenzialmente sull’utilizzo di un linguaggio simbolico. 1
I discorsi di Hitler, infatti, al di là della potenza oratoria emanata, ricevono energia soprattutto grazie all'apparato scenico che dosa sapientemente luci, scenografie all’aperto, parate in costume e soprattutto simboli rituali ripetuti all’inverosimile.
Hitler, che si era costruito una cultura storica da autodidatta, conosceva bene la potenza emanata dal simbolo; Roma avanzava con gli stendardi SPQR, il cristianesimo aveva conquistato il mondo unitamente al simbolo della croce, l’Islam aveva impresso sui suoi sudditi il segno della mezzaluna. Guerra e simbolo avanzano insieme. 2
Lo swastika e in generale tutto l’apparato simbolico nazista non nasce casualmente ma è studiato a fondo per ottenere un effetto di portata vasta e immediata; lo stesso Hitler in Mein Kampf afferma: “ Fummo allora molto presi dalla questione del nuovo vessillo, cioè dal suo aspetto. Da ogni luogo venivano proposte, che manifestavano buoni propositi, ma poco valore. Perché il nuovo vessillo non doveva soltanto essere il segno esteriore della nostra battaglia, ma anche procurare una forte impressione negli affissi, nei manifesti, ecc. Chi ha contatti con la folla sa che queste superficiali cose di poco conto hanno un valore fondamentale. Una bandiera che esercita una grande impressione può in migliaia di situazioni dare la spinta iniziale ad occuparsi di un partito. “ 3
Ma non è solo la bandiera ad essere apportatrice di vis, il centro del vessillo è occupato dal simbolo principe del nazionalsocialismo, lo swastika; Hitler, subì l’influenza culturale della Società Thule, in cui confluiva il simbolismo esoterico delle rune, da Elena Petrovna Blavatsky a Guido von List.
Conosceva bene il significato esoterico della croce uncinata e fece un lungo e approfondito studio per inserirlo nella bandiera nazista; egli stesso scrive: ” Dopo molti tentativi trovai anche un dato rapporto fra l’ampiezza del vessillo e quella del disco bianco, così anche tra la forma e la grandezza della croce uncinata dipinta. Fu insomma il mio progetto.” 4
Nel Mein Kampf, tuttavia non si va oltre una semplice spiegazione politica e non ci si potrebbe aspettare altro, visto che esso è un testo essenzialmente essoterico, destinato alla maggioranza degli iscritti al partito e anche a chi non era tesserato; vediamo come Hitler spiega ai non iniziati il significato del simbolo:
“ Ed è realmente un simbolo! Non soltanto perché i colori così calorosamente graditi da noi tutti e che un tempo addussero tanta gloria al popolo tedesco, manifestano il nostro affettuoso ricordo del passato, ma anche perché racchiude in sé la volontà del partito. Come socialisti nazionali noi riconosciamo nel vessillo la nostra linea d’azione. Nel rosso riconosciamo l’idea sociale del movimento, nel bianco l’idea nazionalista, nella croce uncinata, l’impegno a combattere per l’affermazione dell’uomo ariano e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo, che fu e sarà sempre antisemitico. Due anni dopo, quando già lo schieramento di polizia si era organizzato in reparti di assalto formati da migliaia di uomini, sembrò indispensabile dare a questo corpo di difesa della nostra idea del mondo uno speciale simbolo di trionfo: lo stendardo. Io stesso ho disegnato anche questo (…) “ 5
Se riflettiamo sulle parole di Hitler, sulla base delle informazioni raccolte nei capitoli precedenti, non possiamo fare a meno di soffermarci su una frase che egli utilizza: la croce uncinata rappresenta l’impegno a combattere per l’affermazione dell’uomo ariano e per il diffondersi della tendenza al lavoro creativo.
Bernardo Valli scrive che Hitler “ (…) aveva utilizzato un emblema noto già quattromila anni prima di Cristo nei territori dell’Europa meridionale e centrale, in Giappone, in India e in Cina, come simbolo magico di salvezza, che significava la vittoria del sole e della luce sulle tenebre. “ 6
Inoltre, Hitler assimilò lo swastika da Guido von List che lo chiamava “Fyrfos” o “ simbolo dell’atto creativo di Dio” 7
Il segno swastika come simbolo solare sembra quindi riferirsi, nella concezione nazista ad una volontà di creare un Nuovo Ordine, un nuovo sistema politico - religioso in cui solo la razza ariana si sarebbe affermata come sovrana, riflettendo la capacità creativa di ordine divine.
Nell’applicazione pratica, il simbolo ripetuto all’ossessione sui manifesti, sulle bandiere ovunque esposte, nelle fasce dei membri del partito agiva come riflesso condizionato di Pavlov, associato alle parole e alle minacce di Hitler, che tendevano al condizionamento della coscienza individuale indirizzato ad una finalità di gruppo. 8
Lo stesso Rudolf von Sebottendorff spiega il profondo significato unificante del simbolo: “ Il Segno Solare, la Croce Uncinata, risorge dal passato; il primordiale Segno di Salvezza degli Ariani è assurto a simbolo della Germania rinnovata ! Riconoscendosi in esso, il tedesco non potrà mai più dimenticare che ogni suo connazionale è sangue del suo sangue, che tutti i tedeschi sono fratelli e sorelle, riuniti a costruire una grande, santa Famiglia ! “ 9
Anche secondo Sebottendorff, dunque, il simbolo è unificatore, ha il potere di visualizzare l’unità del popolo ariano nel quale riconoscere se stessi; più ancora raggruppa in una santa Famiglia, dando la possibilità ai suoi membri di chiamarsi fratelli e sorelle, ciò che accade negli ordini religiosi.
E’ quindi ragionevole associare all’aggettivo santa un significato religioso, anche se in senso chiaramente anticristiano; a proposito dello swastika, Sebottendorff ci assicura che “ Tale trapasso dalla Thule al NSDAP appare, dunque, più che plausibile “ 10 .
Così, risalendo il corso temporale del simbolo possiamo affermare che esso giunse a Hitler attraverso la Società Thule che a sua volta si appropriò del significato attribuitogli dagli ariosofi di Vienna; in modo particolare utilizzò le ricerche runiche di Guido von List. 11
Nella teologia listiana lo swastika antiorariosimboleggiava l’evoluzione cosmica nella fase discendente (dall’uno al molteplice), cioè la razza ariana iperborea nella sua caduta dalla condizione divina attraverso la commistione razziale mentre, nel suo verso orario, utilizzato dai nazisti, indicava la strada del ritorno all’essenza divina. 12
René Alleau scrive che “ La Thule Gesellschaft usa la Hakenkreutz destrogira, cioè con i bracci ricurvi verso destra, che, secondo von Sebottendorff, stavano ad indicare il percorso ascendente del sole nella prima parte dell’anno, dal solstizio d’inverso a quello d’estate (in senso opposto indicherebbero il percorso discendente).” 13
Nel suo significato esoterico, lo swastika significa quindi ritorno alle condizioni divine della razza ariana, ed è in questa luce che dobbiamo osservarlo nel suo utilizzo da parte del NSDAP, il cui gruppo guida proviene dalla società esoterica Thule.
Come scrive Giglio: “ Gli antichi simbolismi, quindi come la runa e la svastica, al pari delle vecchie leggende, come ad esempio quella del Mittgard, la presunta patria d’origine dell’uomo nordico, assumevano una importanza e una pregnanza immediata. “ 14
Guido von List subì senz’altro l’influenza della Teosofia di Madame Blavatsky, la quale “ (…) illustrava le fasi del ciclo cosmico con tutta una serie di triskelis e svastiche. Fece un uso così abbondante di quest’ultimo segno, che per gli orientali è apportatore di fortuna e fertilità, che lo incluse nel disegno dell’emblema della Società Teosofica.” 15
La Blavatsky identificava l’essere divino e le sue tre emanazioni con quattro simboli sacri agli indù, che posti uno sull’altro formavano il segno swastika. 16
Ritroviamo quindi il significato di rotazione, cioè ritorno al divino (in senso orario) oppure caduta da uno stato divino (senso antiorario.)
In Psicologia e problemi nazionali lo psicologo svizzero Carl Gustav Jung scrive “ Nella letteratura indù si trovano anche i termini padma (loto) e chakra, con cui si indicano i centri a forma di fiore delle diverse sedi della coscienza. Con la sua forma circolare il mandala (vocabolo sanscrito che indica il cerchio) esprime rotondità, vale a dire pienezza o integrazione. Nel tantrismo e nel lamaismo viene impiegato per favorire la concentrazione e quale mezzo per unificare la coscienza individuale, la personalità egoica dell’uomo, da un lato, con la superiore personalità divina del non – Io, dell’inconscio, dall’altro. I mandala hanno spesso il carattere di figure rotanti. Una di tali figure è per esempio la svastica, che noi perciò possiamo interpretare come la proiezione di un tentativo dell’inconscio collettivo di dar forma a una personalità compensatoria in sé unitaria. Tale tentativo inconscio svolge una parte importante nella personificazione dello Stato, perché gli conferisce tratti fantasmatici e gli dona la possibilità di incarnarsi nella persona di un uomo. “ 17
Lo swastika diviene quindi un mandala, centro di concentrazione della Germania sulla “superiore personalità divina del non – Io, dell’inconscio.” Il III Reich utilizzerà la potenza e la semplicità del simbolo per imprimere essotericamente nella mente dei tedeschi i concetti base del Partito attraverso i discorsi di Hitler.
René Guénon amplia questa riflessione scrivendo: “ La realizzazione dell’Uomo Universale viene simboleggiata, dalla maggior parte delle dottrine tradizionali, con un segno che è dappertutto il medesimo, poiché, come abbiamo detto all’inizio, è di quelli che si ricollegano direttamente alla tradizione primordiale: si tratta del segno della croce, che rappresenta perfettamente il modo in cui viene raggiunta tale realizzazione, mediante la comunione perfetta degli stati dell’essere (…) “ 18
Ancora una volta viene ribadita l’idea di una realizzazione spirituale legata al significato rotatorio del simbolo; in effetti, i bracci che si dipartono da un centro manifestano una espansione o una contrazione, a seconda del verso di rotazione; possiamo quindi affermare che il simbolismo della Hakenkreutz ha relazione con un ritorno o una caduta dalla perfezione, simboleggiata dalla singolarità del punto.
Guénon continua affermando che lo swastika “ (…) è essenzialmente il segno del Polo; (…) Poiché la circonferenza rappresenta il mondo manifestato, il fatto che sia, per così dire, sottintesa, indica con tutta evidenza che lo swastika non è un simbolo del mondo bensì dell’azione del Principio nei confronti di questo. “ 19
Consideriamo infine la possibilità, come suggerisce Guénon, di vedere nel simbolo un segno polare, e nei due versi dello swastika, la raffigurazione della stessa rotazione vista dai due Poli, 20 il che è molto probabile alla luce del simbolismo legato a Thule, considerata dai nazisti come il centro magico della razza ariana, il mitico luogo dell’età dell’oro.
L’antichissimo alfabeto islandese runico contiene la runa SOWULO che non è altro che uno swastika; SOWULO, è un simbolo solare che si oppone alle tenebre ma riferita al microcosmo umano indica “ (…) l’elemento igneo, la sfera solare dell’essere, quella forza trascendente che Odino infuse ai primi uomini, lo spirito (oend). Analogamente in India il Sole è la dimora di Purusha o di Brahman: esso è l’Atman, lo Spirito universale. (…) In quanto runa solare SOWULO esprime il livello cosmico sede delle potenze luminose, gli dei celesti (…) “ 21
Anche nella forma runica, lo swastika assume il significato di centro solare, o polo di attrazione intorno a cui tutto ruota; si tratta di una forma stilizzata della spirale, “ (…) il cui simbolismo riporta all’idea di ciclicità e di eterno ritorno. Si noti che la forma caratteristica dello strumento a fiato chiamato in antico islandese Ludr, una specie di tromba bronzea usata molto probabilmente nei culti solari, è quella di una S. Sono stati trovati esemplari di questo strumento di dimensioni ragguardevoli (fino a due metri e mezzo). “ 22
E’ da notare che le SS, durante le cerimonie del solstizio usavano sovente strumenti musicali simili che nella forma ricordano una S; SOWULO è formato da due S incrociate, mentre lo swastika presenta bracci a segmenti piuttosto che linee curve.
E’ opportuno ricordare anche che sulle colonne dette del Giove giacente, che si riscontrano in gran numero nei dintorni del Reno e che erano erette specialmente dai Germani, vi era una curiosa raffigurazione del Giove celtico, rappresentato spesso con una ruota.
Mircea Eliade afferma che: “ La ruota a quattro raggi rappresenta l’anno, vale a dire il ciclo delle quattro stagioni, tanto che nelle lingue celtiche esiste infatti un unico termine per indicare la ruota e l’anno. Come ha opportunamente indicato Werner Mueller, questo Giove celtico è quindi il dio celeste cosmocrate, signore dell’anno e la colonna simboleggia l’axis mundi. “ 23
Nel III Reich, le rune divengono il linguaggio ufficiale del nazismo; dobbiamo tuttavia tenere presente che l’alfabeto runico serviva essenzialmente come linguaggio magico ed esoterico e allo stesso modo vengono utilizzati in seno al partito.
Il simbolo delle SS, per esempio, è formato dalla doppia runa SIGIL o SIG, (il sole, la vittoria), che diventa, nella sua forma doppia, uno svastika ; nella forma singola SIG è apportatrice di vittoria e gloria.
La runa della mela del ministro dell’agricoltura Walter Darré campeggiava sullo stendardo del suo ministero, si può inoltre ricordare che nel castello di Wewelsburg le rune sacre apparivano un po’ dappertutto, addirittura sui piatti destinati alle SS, su posate e teiere, oggi in esposizione nel museo del maniero. 24
La runa della morte ALGIZ, visualizzata come un palo e due segmenti congiunti al palo e aperti verso l’alto, simboleggia un uomo con le braccia tese al cielo; ALGIZ è la richiesta di protezione, l’aiuto da parte degli dei 25 ed è sintomatico della condizione emotiva e spirituale tedesca il fatto che le giovani SS giuravano fedeltà a Hitler sino alla morte con la mano destra alzata e con le dita a forma di runa ALGIZ. La richiesta di aiuto per compiere il proprio dovere viene rivolta a Hitler, supremo capo e vate della Germania.
Gli stessi cimiteri delle SS nelle scuole di addestramento più importanti, conservavano il ricordo tangibile della devozione dei militi morti tramite una croce ALGIZ, runa della morte, sulle tombe. 26
E’ sull’albero Yggdrasil che Odino\Wodan riceve la magica sapienza delle rune, ridestate per immersione nel sacro idromele, che comunica al genere umano 27 ; si tratta di una conoscenza magica, ermetica, in grado di offrire poteri straordinari agli iniziati del culto runico.
Richard Cavendish fornisce alcune notizie su un gruppo di studio runico contemporaneo a quello di Karl Maria Wiligut: “ Un altro gruppo, curiosamente denominato l’Associazione degli Ariani Invisibili, praticava esercizi runici, in cui gli adepti torcevano il proprio corpo fino a fargli assumere la forma delle rune e nel contempo cantavano a piena voce degli yodeln per generare forza magica. 28
Vale la pena ricordare come anche “ (…) le sette gnostiche della tardo antichità eseguivano una sorta di svastica tenendo le gambe piegate sulle ginocchia; era un simbolo segreto, in tal modo paragonabile alla croce triskelis a tre assi” 29
Questo nuovo interesse per le rune segue di pari passo il trauma politico e sociale che la Germania affronta nel primo dopoguerra; Rudolf John Gorsleben, Werner von Bulow e Karl Maria Wiligut fondano circoli apprezzati in tutta la Germania che diffondono la sapienza runica, mentre Friedrich Bernhard Marby “ (…) fondò una scuola mistica di occultismo runico che enfatizzava le proprietà benefiche e curative delle rune quando queste venivano usate come incantesimi o in pose ginniche a imitazione delle loro forme. (…) Inoltre consigliava la ripetizione del suono runico come una sorta di incantesimo verbale o di mantra.” 30
Anche altri esponenti del sapere runico utilizzavano la ginnastica mistica di Marby, applicando anche le “prese runiche” sulla base degli insegnamenti di Rudolf von Sebottendorff. 31
L’apparato simbolico del III Reich fa quindi uso del segno runico a più livelli; mentre tutti conoscono lo swastika sulle fasce al braccio degli ufficiali, pochi conoscono i segreti magici delle rune e ancor meno li studiano.
Sebottendorf, Rudolf von, Bevor Hitler Kam, Deukula-Verlag Grassinger & Co., Munchen, 1933 (reprint Verlag/Versand, Bremen, 1981), II ed. Munchen 1934; tr. it. di Francesca Castruccio Prima che Hitler venisse: storia della società Thule, Torino, Delta-Arktos, 1987, p. 9
Introvigne, Massimo, Introduzione a Goodrick Clarke, Nicholas,: The Occult Roots of Nazism, The Aquarian Press, Wellinborough, Northamptonshire, 1985; tr. it. di Carlo Donato, Le radici occulte del nazismo, Milano, SugarCo, 1993, p. V
Alleau, René, Hitler et les societés secrétes, Grasset, Paris, 1969; tr. it. di Riccardo Leveghi Le origini occulte del nazismo: il III Reich e le società segrete, Roma, Edizioni Mediterranee, 1989, p. 257
Giglio, Antonio, “Simboli e miti dell’ideologia nazista”, in Le forme dell’origine, Napoli, Pironti Editore, 1984, p. 162
Jung, Carl Gustav, Zivilisation im Ubergang, Walter – Verlag, Olten, 1974; tr. it. Civiltà in transizione;dopo la catastrofe –nPsicologia e problemi nazionali, Torino, Boringhieri, 1986, Vol X, Tomo I, p. 308
Eliade, Mircea, Histoire des croyances et des idées religieuses,Payot, Paris, 1978; tr. it. di Maria Anna Massimello e Giulio Schiavoni, Storia delle credenze e delle idee religiose, Firenze, Sansoni, 1980, Vol. II, p. 146
Cavendish, Richard, A History of Magic, 1977; tr. it. di Davide Dèttore Storia della magia, Milano, Armenia Editore, 1980. I Ed Mondadori Oscar Arcana settembre 1985, p. 203