Il fenomeno sociale del nazismo trae origine da un misterioso sentimento che tra XIX e XX sec. serpeggia nell’inconscio collettivo dei tedeschi; si tratta di una serie di simboli oscuri, identificati da Jung, che tendono a manifestarsi essotericamente in manifestazioni di massa.
Siamo di fronte a presenze wotaniche che preannunciano un qualche evento di straordinaria importanza, potremmo definirlo una epifania: la nazione tedesca sembra essere attratta verso un polo magnetico che ha un verso esattamente contrario a quello dell’occidente industrializzato
Poiché l’unità nazionale non viene realizzata da secoli, il tedesco si rivolge all’unità mitica delle origini; essa si situa al di fuori della storia e dunque si sottrae al tentativo di comprensione razionale da parte di studiosi non voelkisch.
Si ha la sensazione che in queste vicende, il mito assuma la forma del sogno, un nucleo psichico collettivo da cui si generano i simboli runici o antico – germanici in bella evidenza nelle bandiere, nei simboli runici, nei grandi movimenti di massa e addirittura nei sogni dei tedeschi come abbiamo gia rilevato in precedenza. (cfr. Cap. 1 L’universo onirico germanico: l’archetipo Wotan/Odin)
Il rigetto della tradizione cristiana, concepita come estranea ed ebrea, in favore di un ritorno al mito germanico diviene evidente nei grandi movimenti di massa, il cui scopo si realizza nel riunire in uno spazio sacro il popolo dandogli la possibilità di prendere coscienza del suo status religioso ritrovato mediante l’erezione di monumenti nazionali, esattamente lo stesso processo alla base della costruzione delle grandi cattedrali della Cristianità.
IL CULTO SACRO DI MASSAPoco a poco, le feste pubbliche voelkisch si sostituiscono a quelle cristiane, e si cerca di dare una connotazione politico – religiosa al raduno; un calendario specifico annuale, basato sul calendario sacro antico – germanico, fornisce regolarità al culto che si rinnova ciclicamente come evento fondamentale dell’anno.
Una caratteristica che emerge dal culto di massa tedesco tra il XIX e il XX sec. è la tendenza alla valorizzazione dell’energia fisica mediante esercizi di ginnastica che vengono codificati in un sistema ed eseguiti all’unisono da centinaia di giovani entusiasti; il tentativo di glorificare le gesta dei germani attraverso la potenza di un corpo pieno di forza e di renderlo evidente a tutta la nazione con grandi eventi sportivi incanalava le energie tedesche e forniva loro un verso, una direzione, una disciplina in un’epoca in cui sembrava non esservi speranza alla delusione dell’unità nazionale mancata.
Anche il luogo in cui si organizzavano queste manifestazioni sportive non aveva nulla a che fare con una fiera bavarese con birra e cibo a volontà; si erigevano altari e colonne su cui posizionare bracieri e fiamme sacre, vi erano giovani che cadenzavano i momenti più importanti con squilli di tromba, lo stesso luogo veniva chiamato con l’antico nome germanico Tie.
Anche in questo caso, si potrebbe parlare di vere e proprie confraternite di ginnasti, che consideravano i loro esercizi in pubblico dei veri rituali di massa, si sentivano in armonia con il gruppo, il volk, e lo manifestavano con i canti corali, le processioni con fiaccole, le bandiere dell’associazione: nel 1817 a Wartburg, centinaia di giovani ginnasti diedero fuoco ai libri creduti estranei alla cultura germanica, pronunciarono discorsi sull’unità della Germania e terminarono con una funzione religiosa che consideravano, almeno all’inizio, elemento unificatore ma senza una particolare predilezione per una fede in particolare, solo un sentimento di approvazione per l’elemento divino evidente nella natura e percepito come parte della forza che li univa.
La fede cattolica e quella protestante vennero sostituite da quella nel volk germanico e officiata con canti corali:i ginnasti si salutavano con lo Heil e nel periodo di Weimar festeggiavano le loro riunioni nella foresta di Teutoburgo in onore di Ermanno il Germanico.
Possiamo collegare queste comunità di sportivi – spirituali alla hitlerjugend sotto il III Reich: Hitler elaborò un sistema che si instaurò perfettamente in questa esemplare forma di aggregazione giovanile; ne sfruttò la naturale tendenza alla disciplina e alla unione di corpo e la organizzò a finalità belliche di conquista.
I giovani tedeschi ne furono felici.
La tendenza prettamente germanica all’organizzazione in maennerbunde 1si esprime quindi anche nelle confraternite dei ginnasti che adottarono elementi religiosi inserendoli nelle loro routine di esercizi: si svolgevano in effetti riti particolari di ginnastica spirituale, in cui oltre alla manifestazione esteriore di potenza esisteva una sotterranea corrente spirituale che emergeva durante i racconti delle antiche saghe magiche germaniche, durante le routine, secondo gli insegnamenti di Friederich Ludwig Jahn e Ernst Moritz Arndt considerati gli elementi guida o fuehrer dei gruppi sportivi.
La pratica quotidiana della ginnastica era solo uno dei mezzi di riconquistare una compattezza spirituale ricollegando il nerbo della Germania, la sua gioventù, alle antiche saghe germaniche e alla loro concezione della vita: la forza cosmica naturale sembrava fluire liberamente in loro e si esprimeva in una unita comunità di ginnasti che erano in grado di dimostrare a tutti che era possibile un ritorno alle origini.
Specialmente la concezione di festa sacra di Ernst Moritz Arndt si imprimerà indelebilmente nella mente e nel cuore dei giovani e porrà la base per il culto pubblico politico tedesco; si parla in questo caso di una vera e propria suggestione religiosa che si realizza nella fusione di culto protestante con le commemorazioni dei caduti gloriosi della Germania e con rituali antico – germanici in eventi ginnico - sportivi di massa.
I simboli utilizzati durante le attività pubbliche di Arnd evidenziano segnali che ci permettono di connettere le feste ginniche a commemorazioni religiose: rami di quercia 2, colonne di fuoco sui monti o sugli altari nelle piazze in cui il fuoco era venerato come immagine di Freia (l’antica dea della luce), cerimonie concluse da un ministro religioso che officiava soffermandosi sull’aspetto politico e unificatore della manifestazione più che su un credo cristiano.
Anche il simbolismo della fiamma di Freia ci riporta a riti di purificazione solare, di rigenerazione e ricreazione dell’uomo – dio, la perenne rinascita dei nazisti che riunì in sé anche dottrine karmiche indù che vennero percepite simili all’ideologia voelkisch e di conseguenza disordinatamente assimilate.
Si volle completare questa regressio utilizzando le antiche vesti dei germani; Arndt era convinto che ciò potesse aiutare a rigenerare il sangue e la volontà dei partecipanti al raduno.
Allo stesso modo, le grandi processioni naziste, di cui esistono rari filmati a colori, dispiegavano grandi scenografie, costumi, elmi, corazze, carri su cui venivano portate in trionfo le qualità degli eroi mitologici personificate da giovani uomini e donne in vesti antico - germaniche.
Dobbiamo considerare che sia Jahn che Arndt non ebbero alcun problema nel disciplinare migliaia di giovani verso una forma di espressione ginnica della loro spiritualità; si può dunque parlare di culto pubblico volontario, i giovani erano felici di sentirsi parte di un corpo unito, una maennerbunde vibrante di energia cosmica come pure furono orgogliosi di entrare a far parte della gioventù hitleriana qualche anno più avanti.
Da un altro fenomeno sociologico tedesco di questi anni, unico nel suo genere, possiamo scorgere segni di presenza o di manifestazione del fenomeno archetipico Wotan/Odin di regressio: Il Movimento Wandervogel
IL MOVIMENTO DEI WANDERVOGELLa necessità di trovare una via d’uscita ad una situazione ideologica e politica confusa ebbe varie e strane ripercussioni all’interno della società tedesca; nel 1901 Karl Fischer organizzò a Steglitz una associazione studentesca con lo scopo di esprimere la vitalità e la potenza tedesca autogestendo la propria spiritualità e ricercando sia nei precetti ginnici di Jahn che nei rituali wotanici antico – germanici la chiave di una fusione mistica con la natura cosmica.
Il fenomeno fu presto identificato con il nomignolo Wandervogel 3 e si diffuse a macchia d’olio in tutto il territorio; già nel 1911 i suoi aderenti erano quindicimila mentre Fischer non riusciva a spiegarsi il perché; noi, con gli strumenti di indagine che abbiamo costruito con questa ricerca possiamo comprenderne le ragioni.
Si trattava di vere e proprie confraternite studentesche maschili; le ragazze frequentavano circoli analoghi ma non potevano prendere alcuna direttiva.
Si muovevano a centinaia, a migliaia in tutta la Germania, organizzando gite in territori selvaggi, aspri o tenebrosi, alla ricerca di una espressione della tensione emotiva e psichica che portò alla ricostruzione degli antichi culti solari e wotanici; specialmente durante i solstizi veniva praticato il rito del salto rituale del fuoco con cui ci si purificava saltando una fiamma accesa con i rami secchi degli alberi e si rinnovava l’Io spirituale seguendo la luce di Freia.
I canti corali accompagnavano ogni rito dando la necessaria forza coesiva in giovani che non vedendo altro futuro si volgevano alle antiche saghe germaniche in cerca di ispirazione e di nuova energia.
Il movimento romantico influenzò non poco i Wandervogel che ricercavano nell’unione mistica con la forza vitale del cosmo la loro realizzazione psichica: i canti polifonici organizzati e diretti da responsabili riuscivano a dare un fondamentale imprinting emotivo al gruppo e ciò generava una apparente unità voelkisch.
La teatralità delle maestose scenografie scelte per le riunioni wandervogel esaltava le giovani menti e le sintonizzava sull’idea di forza e solare potenza guerriera che anch’essi dovevano possedere, molti erano atleti che seguivano i precetti di Jahn e desideravano formarsi un corpo vigoroso attraverso cui potesse realizzarsi il passaggio della forza vitale dal cosmo all’uomo; questo avrebbe portato con sé una rigenerazione dello spirito germanico e l’unità del suo volk.
Sia la ginnastica che il nudismo erano attività diffusissime tra i giovani del movimento; l’esposizione alla luce solare di un corpo forte era vista come una salutare abitudine che non solo apportava al fisico l’energia necessaria ma aiutava ad assorbire quella forza vitale cosmica, legata al concetto di luce solare, che li avrebbe avvicinati alla quintessenza del volk germanico.
Poco a poco si strutturarono sulla esile ideologia wandervogel gli insegnamenti razzisti degli ariosofi 4; molti responsabili dei gruppi raccomandavano la lettura di opere di Lanz von Liebenfels e Guido von List che diffondevano allucinate elucubrazioni sui poteri nascosti del vero individuo ariano e la sua mancata realizzazione spirituale e biologica a causa della commistione con razze inferiori.
A questo punto anche i giovani uccelli migratori manifestarono idee antisemite; sentivano il loro volk minacciato da un elemento estraneo che li privava delle energie cosmiche e delle risorse materiali, in quanto la società ebraica tedesca aveva accumulato fortune in svariati campi.
Possiamo così inserire i Wandervogel nella serie di conseguenze del processo di distruzione della ragione che preparava la strada alla manifestazione archetipica Wotan/Odin: il III Reich nella figura del Fuehrer e messia Adolf Hitler.
Un altro curioso fenomeno sociale che si creò spontaneamente in questo periodo sono le così chiamate utopie germaniche cioè colonie e comuni rurali in cui si tentava di realizzare in pratica gli ideali voelkisch.
Le colonie rurali tedesche si crearono sui principi di Paul de Lagarde, guido von List e gli altri ariosofi e tentarono di realizzare un sistema di vita in comune applicando gli ideali voelksch sull’onda della propaganda nazional-razziale.
Si trattava di isole sociali in cui ogni componente, genitori e figli si impegnava per il benessere comune e lavorava in fattorie; l’orientamento antiintellettualistico, anticapitalistico e anticomunista
tentava un ritorno alle origini della vita germanica, un tempo in cui le macchine e l’aggregazione urbana non avevano ancora preso il sopravvento sulla civiltà.
La colonia di Eden, fondata nel 1893 fu forse tra le colonie meglio riuscite: si trattava di una zona rurale destinata al lavoro in comune tipicamente agricolo e di allevamento, in cui si producevano latte, burro, vegetali, graminacee, la terra era considerata un bene prezioso e appartenente a tutti, mentre ogni colono poteva coltivare una parte di essa e venderne i prodotti nel tempo libero.
Si trattò di una comunità di ariani consci del legame della razza e del sangue che cercavano di attuare il radicamento del loro germanesimo all’interno dell’ambiente naturale in cui erano nati; allo stesso tempo festeggiavano i solstizi, si riunivano per ascoltare discorsi sulle teorie voelkisch, riscoprivano i riti solari e wotanici dei germani come eredità culturale e biologica del loro passato.
Un’altra colonia utopistica che rimase però sulla carta, fu quella di Mittgart che fu teorizzata nei primi anni del XX sec. da Willibald Hentschel, un filosofo antisemita che progettò una comune organizzata su principi razziali e occultistici, secondo le ideologie della forza energetica, un potenziale accumulato nella storia dalla razza tedesca, derivante dal dinamismo razziale dei primi ariani.
Lo stesso nome Mittgart richiama la mitica patria degli ariani e si tratta concettualmente di un tentativo di riallacciare i collegamenti con un passato lontano ma recuperabile; uno degli scopi era favorire la procreazione ariana, giungendo ad ammettere la poligamia a contratto, cioè un accordo scritto dai due partner per circa due anni dopodiché, nato il primo figlio si sceglieva un nuovo coniuge a tempo e si cercava di far crescere numericamente la comunità. 5
Un altro esempio di utopia germanica lo desumiamo dall’autobiografia di Rudolf Hoss, Comandante ad Auschwitz il quale ci parla dell’associazione degli Artamani 6 di cui faceva parte in gioventù insieme ad Heinrich Himmler, il creatore dell’Ordine Nero delle SS.
Si trattava di giovani che desideravano lavorare la terra e rifiutavano ideali capitalisti e di urbanizzazione per dedicarsi alla realizzazione di un sogno: la riunione con la propria natura, con il loro volk, prestando grande attenzione alla loro salute e rifiutando alcool, droghe e tabacco.
Erano giovani “(…) felici e soddisfatti di conquistare nuovi adepti alla nostra idea, facendo conoscere i nostri ideali, servendo da esempio. Già erano venuti alla luce i nostri tre figli, destinati a vivere in quella nuova luce, in quel nuovo mondo.” 7
Ritroviamo nella comunità di Artam (Artamanen Bund) tutti i fattori che avrebbero portato all’olocausto e cioè l’allontanamento della manodopera non tedesca, l’espansione verso le terre ad est e il ritorno ad una religione germanica.
Molti tra gli artamani entrarono nelle file di Hitler, occupando posti elevati nella gerarchia nazista, che sembrò loro la naturale prosecuzione politica di un progetto entusiasmante; Hitler si presentò come un riformatore, al pari di Lutero, che sembrava essere in grado di realizzare il sentimento voelkisch in Germania.
Tutte le colonie utopistiche subirono l’influenza dei teorici della razza, sia filosofi che ariosofi, e si nutrirono avidamente delle loro ideologie influenzate dalla Teosofia e dalle correnti occulte wotaniche che scorrevano alla luce del sole nella società europea.
Si tratta di una energia occulta, canalizzata ed elaborata in sistemi filosofici che sembravano in grado di elevare le coscienze ad un sapere antico, teutonico, attualizzando, come un cordone ombelicale, il legame tra la Germania e i suo retaggio razziale, ora si direbbe genetico.
Seguiamo ora la storia della rinascita del paganesimo germanico e dei suoi legami con il nazionalsocialismo.
1 Associazioni o confraternite
2 Le foglie di quercia vennero incorporate anche nelle uniformi e negli stendardi nazisti come simboli sacri del germanesimo
3 Uccelli migratori
4 Ariosofi = cultori della conoscenza occulta antico - germanica
5 Questo concetto ritornerà nel III Reich con la legalizzazione dei lebensraum, cliniche statali in cui giovani donne di razza pura venivano incoraggiate ad unirsi sessualmente alle SS più selezionate per creare un ceppo ariano che avrebbe guidato il Reich negli anni futuri, seguendo il motto “Date un figlio al Fuehrer !”.
6 Artamanen Bund
7 Hoess, Rudolf, Kommandant in Auschwitz, Deutsche Verlag-Anstalt, Stuttgart, 1958; tr. it. di Giuseppina Panzieri Saija Comandante ad Auschwitz, Torino, Einaudi, 1960, pp. 42,43