Considerati dagli specialisti tra i principali responsabili della destabilizzazione delle coscienze generali, i filosofi fornirono con le loro teorie la spinta emotiva parossistica che portò alla prima guerra mondiale, e indirettamente alla seconda.
In seguito alla sconfitta della Prussica contro Napoleone, Johann Gottlieb Fichte (1762 – 1814) dal podio della facoltà di filosofia dell’Università di Berlino pronunciò i famosi Discorsi alla nazione tedesca.; egli considerava francesi e latini come popolazioni inferiori ed esortò la sua patria alla rigenerazione linguistica e biologica. Questa autorealizzazione nazionale avrebbe trovato il successo nella nuova epoca storica che avrebbe rispecchiato l’ordine cosmico. Una nuova era sarebbe cominciata alla guida di un’élite senza inibizioni morali che avrebbe portato alla rinascita tedesca., Lo stesso genere di idee che si ritrova nel Mein Kampf.
Alla morte di Fichte gli successe Georg Wilhelm Friederich Hegel, che teorizzò lo stato assoluto, e gettò le basi della sottomissione legalizzata allo stato sovrano. Hegel elaborò una sorta di teoria dello spirito universale che si incarna nel concetto di stato: da qui si genera un universo morale assoluto che richiede l’ubbidienza totale dei cittadini che agendo in tal modo si sentono parte dello spirito cosmico e della nazione. Questo è il più elevato privilegio concesso all’individuo e specialmente in periodo di guerra, la grande purificatrice, il tedesco ha la possibilità di dare il suo contributo all’armonia del sistema uomo - stato – cosmo.
Gli imperativi morali vanno eliminati per far posto ad una concezione eroica dell’esistenza, in cui i valori cristiani scompaiono per realizzare la fusione tra la razza e il suo destino conquistatore cui una misteriosa Provvidenza ha dato l’incarico di esternare lo Spirito Universale.
La guerra come esaltatrice di virtù e l’asservimento al concetto di stato sono i fondamenti dell’opera di Heinrich von Treitschke, che tenne le sue lezioni di storia, seguitissime ed applaudite anche dagli ufficiali superiori prussiani, dal 1874 al 1896. La necessità di combattere è concepita da Treitschke come un bisogno fondamentale del tedesco al punto che i pacifisti dovrebbero essere condannati per l’immoralità del loro pensiero, in quanto toglie alla Germania l’unica possibilità di riscatto spirituale e politico.
Fu probabilmente Friederich Wilhelm Nietzsche (1844 – 1900) l’uomo che più influenzò lo spirito europeo e nordico verso la guerra realizzatrice dello spirito germanico del superuomo. Furono le sue teorie a dare la base ideologica per l’imperialismo che infine portò alla Prima Guerra Mondiale.
Il magnifico bruto biondo, avido e sfrenato nel suo bisogno fisico e fisiologico di gloria e vittoria doveva incarnare alla perfezione la volontà di riscatto della Germania avvilita da continue delusioni politiche. L’homo novus, il tedesco rigenerato nella sua natura guerriera avrebbe dimostrato la sua volontà di potenza sottomettendo le razze inferiori, distruggendo il cristianesimo e instaurando un nuovo ordine mondiale in cui avrebbe governato come signore della terra.
Il francese J.A.de Gobineau viene ricordato la ponderosa opera Essai sur l’inégalité des races (1853-55) in cui si addentra nel problema delle razze dividendole in tre famiglie: bianca, gialla e nera. La razza bianca sarebbe la più antica e nobile, generatasi nell’Asia centrale (posizione ideologica che ritroveremo in Hitler e Himmler mediata dalla Teosofia) e imbastarditasi con le altre avrebbe gettato l’Europa nel caos ideologico e raziale.
La necessità di ridare ordine al cosmo diviene un problema di razza in quanto la mescolanza dà origine al male e all’impurità biologica; solo i barbari germani erano stati in grado di rigenerare un modo romano che si era corrotto nel lusso e nei piaceri, perdendo si vista la disciplina e la forza che derivavano dalla potenza guerriera. Gobineau pretende di offrire prove scientifiche e storiche alla sua teoria razziale che diviene una sorta di misticismo storico, in grado di conoscere la vera storia dei popoli e il loro destino e collega le età della storia con il decadimento della razza pura: ad ogni commistione con razze inferiori si sarebbe generata una corrispondente decadenza e quindi una nuova svolta nella storia.
Rientra in questa argomentazione la frenologia, scienza creata da Franz Joseph Gall (1758 – 1828) che si proponeva una lettura del carattere e delle capacità dell’individuo attraverso l’esame delle forme e delle misure esterne del cranio. Le misure strane ed irregolari dei popoli semitici sarebbero indice di scarse qualità ed attitudini, mentre la grandi virtù dei germani sarebbero evidenti nelle loro linee armoniche e superiori.
Questa ed altre pseudoscienze nacquero sull’onda delle dottrine razziali e diedero il loror apporto per il riconoscimento dell’ideologia di razza.
Le teorie di Gobineau si diffusero velocemente in Germania e lo stesso Wagner (che lo incontrò nel 1876) ne fu un’entusiasta sostenitore.
Il sostegno scientifico assoluto alle teorie razziali fu però offerto dalla rivoluzione scientifica darwiniana; i teorici voelkisch, alla disperata ricerca di prove scientifiche alle loro teorie, si appropriarono immediatamente delle dottrine della specie più forte che conquista ed elimina quelle più deboli.
Un altro curioso personaggio che esercitò enorme influsso sulle dottrine razziali in tutta Europa fu Houston Steward Chamberlain (1855 – 1927) figlio di un ammiraglio inglese che percorse tutta l’Europa nelle sue peregrinazioni di studioso e fino a fermarsi in Germania, ove chiese la cittadinanza.
Egli era convinto di essere spinto da demoni alla compilazione di opere in differenti scienze, ma in particolare il saggio Grundlagen des neunzehnten Jahrunderts ( Le basi del diciannovesimo secolo, 1898); si tratta di una storia metafisica dell’umanità in cui si delinea il principio di una ineguagliabile spiritualità all’interno dell’anima tedesca, riconosciuta come superiore e con il diritto naturale di eliminare le stirpi inferiori, con ogni mezzo scientifico possibile. Chamberlain si sforza di dimostrare che il cristianesimo è una creazione germanica poiché la Palestina sarebbe stata abitata da popolazioni pagane e non giudee.
La frenologia viene offerta come prova scientifica alle sue teorie che evidenziano un intento escatologico di redenzione razziale e di creazione di una nuova terra ariana; tutta la storia viene vista in una chiave dualistica manichea, cioè la lotta del Bene (la religione e il popolo germanico) contro il male (le altre religioni e razze inferiori). Anche in questo caso viene riproposto l’esempio del caos e decadenza dell’impero romano a seguito della sua commistione con altre razze; solo i germani avevano saputo rigenerare un cosmo impuro e incivile con la loro superiore vitalità e forza vitale.
L’autore inglese rilegge la storia e il Cristianesimo, vede Paolo di Tarso e Agostino di Ippona come coloro che avevano piegato il cristianesimo genuino germanico (!) ad un orientamento legalistico e decide di offrire al popolo tedesco una nuova religione scientifica razziale: la sintesi voelkisch diviene weltanschauung, una nuova concezione del mondo, collegando direttamente il sentimento voelkisch all’ideologia nazista.
Le teorie folli e appassionate dei filosofi tedeschi aprirono la strada alla distruzione della ragione, il faticoso approdo a cui era giunta la paziente opera di sistematizzazione del pensiero su base razionale compiutasi in secoli di scoperte scientifiche fino all’inizio del XIX.
Duemila anni di valori cristiani, secoli di scienza e ragione buttati al vento nel breve volgere di pochi anni; il risultato non poteva essere che un’epifania violenta dell’archetipo, una caduta nella barbarie spirituale e culturale guidata da una weltanschauung in cui l’istinto guerriero aveva predato e distrutto la ragione.
In questo modo la filosofia del XIX sec. preparava l’ascesa del più disastroso evento storico della storia: il III Reich.